Proclamazione sciopero 9-14 Marzo

U N I O N E

NAZIONALE

G I U D I C I

DI    P A C E

* unagipa *

- Al Presidente del Consiglio dei Ministri

– Al Ministro della Giustizia

– A tutti i Presidenti di Corte di Appello

e p.c.

– Al Consiglio Superiore della Magistratura

– Alla Commissione di Garanzia per l’attuazione della                          legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali

Oggetto: Proclamazione dell’astensione nazionale dalle udienze

dei Giudici di Pace dal 9 al 14 marzo 2015

Avendo vanamente esperito le procedure di raffreddamento previste dall’articolo 7 del Codice di autoregolamentazione per l’esercizio dello sciopero e delle astensioni dalle attività giudiziarie nel comparto degli uffici del giudice di pace di cui alla lettera del 19 gennaio 2015, notificata in pari data, ed avendo preso atto del silenzio del Ministro della Giustizia e del Presidente del Consiglio dei Ministri sulle istanze della categoria in materia di corretta amministrazione della Giustizia e di garanzie di indipendenza e professionalità del giudice, che derivano dall’ossequio ai precetti fondamentali statuiti dalla Costituzione e delle principali Istituzioni Europee (Consiglio d’Europa e Corte di Giustizia Europea) e Mondiali (O.N.U.); preso, altresì, atto dell’irragionevole noncuranza del Governo, malgrado le recenti astensioni dal 29 settembre al 3 ottobre, dal 4 al 10 novembre e dal 15 al 19 dicembre 2014, e del reiterato comportamento lesivo ed omissivo del Ministro Orlando;

con la presente l’Unione Nazionale Giudici di Pace proclama lo sciopero nazionale dei giudici di pace dal  9 al 14 marzo 2015.

La scrivente organizzazione, premesso che:

la magistratura ordinaria, alla quale la magistratura di pace appartiene a pieno titolo, costituisce un ordine unico, investito di funzioni e poteri equipollenti; non esiste una giustizia onoraria, semmai una Giustizia che funziona ed una giustizia che non funziona; i giudici di pace chiedono semplicemente il rispetto della Costituzione, nonchè delle raccomandazioni e decisioni provenienti dalle più alte Istituzioni Internazionali (Organismo delle Nazioni Unite, Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, Corte di Giustizia Europea) per cui la Giustizia, in qualsiasi grado e da chiunque espletata, esige, al fine di garantire l’imparzialità e professionalità del giudice, a tutela dei cittadini che vi accedono, il riconoscimento a tutti magistrati, onorari o di carriera, dei diritti fondamentali della continuità del servizio, di un trattamento economico adeguato, delle tutele previdenziali ed assistenziali, delle garanzie ordinamentali di autonomia degli uffici e di indipendenza del giudice;

DENUNCIA quanto segue:

  1. I recenti provvedimenti del Governo disconoscono elementari precetti costituzionali a tutela dei cittadini e delle imprese che si rivolgono alla Giustizia, ostacolandone l’accesso ed accrescendo i costi ed i tempi della definizione dei processi, mediante l’ingiustificato aumento delle imposte e la prescrizione di fasi di conciliazione obbligatoria e di negoziazione assistita, che peraltro si aggiungono e sovrappongono ad istituti stragiudiziali preesistenti e già dettagliatamente regolamentati.
  2. L’opera di “demolizione” della Giustizia ha avuto una recente, gravissima, recrudescenza, con un decreto manifestamente illegittimo del Ministro Orlando, datato 10 novembre, che ha disposto, dopo appena 6 mesi, la soppressione di ulteriori 85 sedi del Giudice di Pace, mantenute a carico dei Comuni, in aperta violazione dell’articolo 3, comma 5, d.lgs. n. 156/2012, decreto già dichiarato illegittimo dal TAR Lazio in sede di sospensiva della chiusura dell’ufficio del Giudice di Pace di Palestrina, in attesa che il TAR medesimo si pronunci, a breve, su innumerevoli ulteriori ricorsi proposti avverso il predetto illegittimo decreto ministeriale, mentre il Parlamento sta per approvare un emendamento che riapre i termini per il mantenimento delle sedi.
  3. Il progetto ministeriale di riforma della c.d. magistratura onoraria, presentato in Parlamento (di preciso, al Senato della Repubblica) il 13 gennaio c.a., nega, di fatto, la natura giurisdizionale dell’attività degli uffici del Giudice di Pace, pur ampliandone enormemente le competenze (affidando al Giudice di pace oltre l’80% del contenzioso civile, anche mediante la previsione di nuove competenze in materie delicate come condominio, diritti reali, successioni, volontaria giurisdizione, espropriazioni mobiliari); palese è la volontà di creare un figura di magistrato dequalificato, privato delle più elementari guarentigie costituzionali, gerarchicamente subordinato al Presidente ed agli altri organi giudiziari di Tribunale (ossia l’ufficio competente a giudicare in grado di appello le sue sentenze) non solo a livello organizzativo, ma persino a livello giurisprudenziale (direttive sulle prassi applicative della legge!), soprattutto mediante il suo inserimento nell’ufficio del processo, al fianco di tirocinanti, stagisti e cancellieri (tipiche figure amministrative).
  4. Lo stesso orientamento, ribadito nel contestato progetto di riforma, mira ad abbattere i già miseri emolumenti destinati ai giudici di pace – da oltre 15 anni non adeguati agli indici di rivalutazione Istat -, anche al fine di coprire la spesa per l’istituzione dell’ufficio del processo, arrivando addirittura ad assoggettare il pagamento dei compensi dei magistrati alla potestà discrezionale del Ministro e dei Presidenti Tribunale, instaurando un regime di cottimo puro, in violazione dei più elementari precetti costituzionali di indipendenza del giudice e di certezza della spesa pubblica, nonchè a scalare gli obbligatori contributi previdenziali ai predetti, irrisori, compensi.
  5. Più in generale, tutti i trattamenti giuridici, economici e previdenziali previsti nel ddl predisposto dal Ministro Orlando compromettono l’autonomia e l’indipendenza dei giudici di pace, rendendo vano l’obiettivo della  “terzietà”.
  6. Tale volontà mortificatrice del Ministro Orlando appare ancor più incomprensibile alla luce della Relazione del Capo Dipartimento del DOG presso il Ministero della Giustizia dott. Mario Barbuto, relativa alla recente “Analisi delle pendenze e dell’anzianità di iscrizione degli affari civili” dell’ottobre 2014, la quale documenta la positività dei dati statistici riguardanti l’attività degli uffici dei giudici di pace: “Gli uffici del Giudice di Pace, nel loro insieme, contribuiscono a neutralizzare i dati negativi delle Corti d’Appello e della Corte di Cassazione. Di preciso, nell’ultimo periodo preso in considerazione (2012-2013), gli uffici del Giudice di Pace, a fronte di 1.347.354 nuove cause iscritte, hanno definito 1.454.637 cause, con una capacità di risoluzione delle controversie superiore al 100% garantendo, come riferisce il Capo Dipartimento Barbuto, “un esaurimento dell’attuale giacenza in 10,3 mesi circa, cioè in meno di un anno“.

Per tali ragioni gli organi deliberanti della scrivente Unione hanno deciso la proclamazione dello  sciopero dal 9 al 14 marzo 2015 e la prosecuzione delle azioni di protesta nel caso in cui il Governo ed il Ministro della Giustizia non modifichino radicalmente l’attuale posizione lesiva non solo dei diritti fondamentali dei giudici di pace, ma anche delle garanzie approntate dalla Costituzione a tutela dei cittadini e delle imprese che accedono al servizio Giustizia.

L’Unione manifesta il grave disagio della categoria per essere  costretta, dinanzi al disinteresse del Ministro e del Governo, a ricorrere a reiterate e prolungate  astensioni per rivendicare una riforma che ha lo  scopo di adeguare la condizione dei giudici di pace a principi di diritto costituzionale, comunitario ed internazionale, preordinati a garantire l’indipendenza, imparzialità e professionalità dei giudici e finalizzati ad assicurare ai cittadini l’effettività della tutela giurisdizionale dei loro inviolabili diritti.

Roma 10 febbraio 2015

Maria Flora Di Giovanni                                     Alberto Rossi

(Presidente Nazionale)                                 (Segretario Generale)

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