PROCLAMAZIONE UFFICIALE SCIOPERO GIUDICI DI PACE DAL 15 AL 19 DICEMBRE

Avendo vanamente esperito le procedure di raffreddamento previste dall’articolo 7 del Codice di autoregolamentazione per l’esercizio dello sciopero e delle astensioni dalle attività giudiziarie nel comparto degli uffici del giudice di pace di cui alla lettera dell’11 novembre 2014, notificata il 13 novembre, ed avendo preso atto del silenzio del Ministro della Giustizia e del Presidente del Consiglio dei Ministri sulle istanze della categoria in materia di corretta amministrazione della Giustizia e di garanzie di indipendenza e professionalità del giudice, che derivano dall’ossequio ai precetti fondamentali statuiti dalla Costituzione e delle principali Istituzioni Europee (Consiglio d’Europa e Corte di Giustizia Europea) e Mondiali (O.N.U.); preso, altresì, atto dell’irragionevole noncuranza del Governo, malgrado le recenti astensioni dal 29 settembre al 3 ottobre e dal 4 al 10 novembre c.a., e del reiterato comportamento lesivo del Ministro Orlando, il quale, in sede di provvedimento sulla cessazione delle sedi già soppresse, ha illegittimamente disposto la chiusura di ulteriori 100 sedi circa del Giudice di Pace in aperta violazione dell’articolo 3, comma 5, d.lgs. n. 156/2012;

con la presente l’Unione Nazionale Giudici di Pace proclama lo sciopero nazionale dei giudici di pace dal 15 al 19 dicembre 2014.

La scrivente organizzazione, premesso che:

la magistratura ordinaria, alla quale la magistratura di pace appartiene a pieno titolo, costituisce un ordine unico, investito di funzioni e poteri equipollenti; non esiste una giustizia onoraria, semmai una Giustizia che funziona ed una giustizia che non funziona; i giudici di pace chiedono semplicemente il rispetto della Costituzione, nonchè delle raccomandazioni e decisioni provenienti dalle più alte Istituzioni Internazionali (Organismo delle Nazioni Unite, Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, Corte di Giustizia Europea) per cui la Giustizia, in qualsiasi grado e da chiunque espletata, esige, al fine di garantire l’imparzialità, indipendenza e professionalità del giudice, a tutela dei cittadini che vi accedono, il riconoscimento a tutti magistrati, onorari o di carriera, dei diritti fondamentali della continuità del servizio, di un trattamento economico adeguato, delle tutele previdenziali ed assistenziali, delle garanzie ordinamentali di autonomia degli uffici e di indipendenza del giudice;

DENUNCIA quanto segue:

I recenti provvedimenti del Governo disconoscono elementari precetti costituzionali a tutela dei cittadini e delle imprese che si rivolgono alla Giustizia, ostacolandone l’accesso ed accrescendo i costi ed i tempi della definizione dei processi, mediante l’ingiustificato aumento delle imposte e la prescrizione di fasi di conciliazione obbligatoria e di negoziazione assistita, che peraltro si aggiungono e sovrappongono ad istituti stragiudiziali preesistenti e già dettagliatamente regolamentati.

L’opera di “demolizione” della Giustizia ha avuto una recente, gravissima, recrudescenza, con un decreto manifestamente illegittimo del Ministro Orlando, datato 10 novembre, che ha disposto, dopo appena 6 mesi, la soppressione di ulteriori 100 sedi circa del Giudice di Pace, mantenute a carico dei Comuni, in aperta violazione dell’articolo 3, comma 5, d.lgs. n. 156/2012, che così letteralmente dispone: “Qualora l’ente locale richiedente non rispetti gli impegni relativi al personale amministrativo ed alle spese di cui al comma 2 per un periodo superiore ad un anno, il relativo ufficio del giudice di pace verrà conseguentemente soppresso con le modalità previste dall’articolo 2, comma 2, della legge 21 novembre 1991, n. 374″.

Il progetto ministeriale di riforma della c.d. magistratura onoraria, già approvato il 29 settembre scorso e di imminente presentazione in Parlamento, nega, di fatto, la natura giurisdizionale dell’attività degli uffici del Giudice di Pace, pur ampliandone enormemente le competenze (solo in materia di competenza generale per valore, l’aumento sarà addirittura del 600%), con la volontà di affidare a tali uffici non meno dell’80% del contenzioso civile; palese è la volontà di creare un figura di magistrato dequalificato, privato delle più elementari guarentigie costituzionali, gerarchicamente subordinato al capo dell’ufficio (il Presidente del Tribunale, ossia l’organo di appello) non solo a livello organizzativo, ma persino a livello giurisprudenziale (direttive sulle prassi applicative della legge!), anche mediante il suo inserimento nell’ufficio del processo, al fianco di tirocinanti, stagisti e cancellieri (tipiche figure amministrative);

lo stesso orientamento, di recente ribadito dal Ministro Orlando, mira ad abbattere i già miseri emolumenti destinati ai giudici di pace – da oltre 15 anni non adeguati agli indici di rivalutazione Istat -, anche al fine di coprire la spesa per l’istituzione dell’ufficio del processo, arrivando addirittura ad assoggettare il pagamento dei compensi dei magistrati alla potestà discrezionale del Ministro e dei Presidenti Tribunale, in violazione dei più elementari precetti costituzionali di indipendenza del giudice e di certezza della spesa pubblica;

Più in generale, tutti i trattamenti giuridici, economici e previdenziali previsti nel ddl predisposto dal Ministro Orlando compromettono l’autonomia e l’indipendenza dei giudici di pace, rendendo vano l’obiettivo della “terzietà” (temporaneità degli incarichi, drastica riduzione ed aleatorietà del trattamento indennitario, mancanza di tutela previdenziale, violazione di elementari garanzie ordinamentali, quali la partecipazione agli organi di autogoverno ed il riconoscimento del diritto di difesa nei procedimenti disciplinari e paradisciplinari, mutamenti di funzione previa applicazione all’Ufficio del processo e trasferimenti ad altri uffici del giudice di pace senza il consenso degli interessati, mancata graduazione delle sanzioni disciplinari, indiscriminatamente slegate dalla gravità della condotta contestata, etc…); ciononostante, saranno conferite ai futuri uffici del Giudice di Pace, composti da magistrati precari, demotivati e subordinati al potere esecutivo, l’80% delle competenze in materia civile, non solo con un aumento del 600% della competenza generale per valore, ma anche mediante la previsione di nuove competenze in materie delicate come condominio, diritti reali, successioni, volontaria giurisdizione, espropriazioni mobiliari.

Tale volontà mortificatrice del Ministro Orlando appare ancor più incomprensibile alla luce della Relazione del Capo Dipartimento del DOG presso il Ministero della Giustizia dott. Mario Barbuto, relativa alla recente “Analisi delle pendenze e dell’anzianità di iscrizione degli affari civili” dell’ottobre 2014, la quale documenta la positività dei dati statistici riguardanti l’attività degli uffici dei giudici di pace: “Gli uffici del Giudice di Pace, nel loro insieme, contribuiscono a neutralizzare i dati negativi delle Corti d’Appello e della Corte di Cassazione”. Di preciso, nell’ultimo periodo preso in considerazione (2012-2013), gli uffici del Giudice di Pace, a fronte di 1.347.354 nuove cause iscritte, hanno definito 1.454.637 cause, con una capacità di risoluzione delle controversie superiore al 100% garantendo, come riferisce il Capo Dipartimento Barbuto, “un esaurimento dell’attuale giacenza in 10,3 mesi circa, cioè in meno di un anno”.

Per tali ragioni gli organi deliberanti della scrivente Unione hanno deciso la proclamazione dello sciopero dal 15 al 19 novembre 2014 e la prosecuzione delle azioni di protesta nel caso in cui il Governo ed il Ministro della Giustizia non modifichino radicalmente l’attuale posizione lesiva non solo dei diritti fondamentali dei giudici di pace, ma anche delle garanzie approntate dalla Costituzione a tutela dei cittadini e delle imprese che accedono al servizio Giustizia.

L’Unione manifesta il grave disagio della categoria per essere costretta, dinanzi al disinteresse del Ministro e del Governo, a ricorrere a reiterate e prolungate astensioni per rivendicare una riforma che ha lo scopo di adeguare la condizione dei giudici di pace a principi di diritto costituzionale, comunitario ed internazionale, preordinati a garantire l’indipendenza, imparzialità e professionalità dei giudici e finalizzati ad assicurare ai cittadini l’effettività della tutela giurisdizionale dei loro inviolabili diritti.

Roma 26 novembre 2014

Maria Flora Di Giovanni Alberto Rossi

(Presidente Nazionale) (Segretario Generale)

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